• 10
  • dic

Burzén è il nome, nel dialetto locale, di un piccolo bosco dell’Appennino Tosco-Emiliano, a 800 m. s. l. m.
Circondato da campi coltivati, è il magico bosco di un paesino che frequentavo nella mia infanzia.
Una strada sterrata ci conduce fino al suo ingresso e ne diventa sentiero all’interno. Ora tortuoso, ora pianeggiante, in parte immerso nelle alte felci e a tratti allo scoperto, lo attraversa mostrando alcuni dei suoi tesori: l’Albero Cavo, l’Albero Scivolo, la Palestrina, il Bosco di Felci, il Pioppeto, la Capanna, ecc.
Ho praticamente “vissuto” qui, dentro e attorno, per anni, d’estate, con amici e cugini.
In questo bosco sono avvenuti agguati, lotte, sono state prese decisioni, abbiamo assaporato funghi, foglie e l’odore del muschio.
Ci ha protetti, come fossimo briganti, quando mangiavamo ciliegie e patate crude prese in qualche campo vicino.
Abbiamo esercitato qui il nostro senso dell’orientamento e la capacità di salire su qualsiasi albero.
Abbiamo rinforzato il nostro coraggio girovagando di notte e abbiamo usato questa manciata di alberi come se fosse il grembo di nostra madre per confessare i nostri piccoli segreti.
Qui sono nati amori e amicizie. Passioni che ancora oggi ci portiamo dentro.
In questo bosco abbiamo imparato a rispettare la natura ed è nata in molti di noi la necessità di coltivare una stretta relazione con la terra e gli altri esseri viventi.
Poi le cose sono cambiate, il bosco è stato recintato dai proprietari e così anche un po’ la nostra vita.
Sono nati altri rapporti e obblighi, e abbiamo perso un po’ il contatto con le cose più semplici, con le nostre radici.
Ecco il perché di questo nome alla categoria.
Qui voglio recuperare e scoprire nuovamente, con tutti coloro che vorranno, il rapporto con la terra, con la natura, con la parte più piccola di noi stessi.
Non è solo un po’ di nostalgia per il cibo con quel sapore antico, o per le piccole cose che bisogna saper fare da soli; non è solo per quell’acqua gelata anche d’estate, e non solo per quelle scorribande notturne a cercar rose rosse …
Mi muove anche la voglia di tornare a respirare in un bosco, di passeggiare tra le ginestre in fiore. Sento l’assoluta necessità di recuperare un po’ di semplicità.
Avete mai girato freneticamente attorno a voi stessi, come il cane quando rincorre la sua coda, tra lavoro, impegni, cose da fare, per decenni ?
Ebbene voglio tornare ad abbracciare un albero.
Ho bisogno di ritrovare quella che chiamo, per sintetizzare, un po’ di “ruralità”, insomma.

  • 28
  • mag

Io cerco di impegnarmi nelle cose che faccio, ma mi lamento. Mi lamento che le ore con lei non passano mai.
Lei più che altro inveisce contro Dio, ma non ha molto tempo, perché è molto impegnata.
Io cerco di capire le sue esigenze e di comportarmi nel modo più utile. Trovo la situazione alquanto pesante, angosciosa e incomprensibile, tanto quanto lei.
Non credo che queste siano cose che debbano accadere.
Lei è veramente impegnata, 24 ore su 24. E’ impegnata con quasi tutte le sue forze a respirare.
Il buco che ha in gola le permette sì di assumere l’aria quando è collegata alla macchina, ma le chiude le vie superiori, naturali, per respirare e parlare.
Il suo pensiero è sempre lì, in gola.
Quando non è collegata al ventilatore l’impegno è ancora più gravoso. Deve concentrarsi sul respiro, gestire la deglutizione della saliva, “pensare” di inspirare, impegnarsi.
Nella sua gola non c’è ancora posto per la speranza, per un po’ di serenità, di pace.
Meglio morire, dice.
Tutto è fermo lì, in gola.
Quel buco ha congelato in quel punto tutti i suoi pensieri, i desideri, i ricordi, la libertà, l’affetto, la dignità.
Da fastidio quel corpo estraneo in trachea, da fastidio essere impotenti e non poterlo gestire da soli.
Ogni atto, anche il più semplice, è diventato molto complicato, ci vuole concentrazione e impegno.
Lei è molto impegnata ad attirare verso di sé l’aria che c’è attorno, dovunque.
Il piccolo sasso raccolto dal suo giardino le assomiglia. Ricorda una conchiglia bivalve: due parti separate, comunque unite.
Una metà è Lei, con i ricordi della vita passata, come era, tutto ciò che faceva, le decisioni, il suo ruolo in casa e in famiglia. L’altra parte è lei ora, un’altra persona, con un nodo in gola, senza più un ruolo, senza poter parlare, senza potere.
Solo pazienza e impotenza.
Io ho la tendenza a bestemmiare con lei, ma poi penso che sia meglio pensare positivo, concentrarsi su un futuro migliore: bisogna volerlo.
A piccole dosi glielo dico, lei non riesce a crederci. Insisto. Di tempo ne abbiamo ancora molto.
Lei dovrà stare bene, prossimamente, non le darò altre scelte.
Ogni tanto, anche solo per pochi secondi, forse anche lei spera che tutto ciò possa finire.
Impegnandoci in due, magari, l’Universo ci ascolterà.

  • 25
  • apr

Una percentuale altissima di italiani è idiota.
Non facciamo neanche i conti, ma almeno l’80% non sa nemmeno da che parte è girato. Non sa prendere decisioni che richiedano un minimo di ragionamento, non riesce a interpretare i segnali che lo circondano, non capisce assolutamente in quale Universo si trova.
Confuso, ingenuo, legge l’oroscopo ma non sa risolvere i propri problemi nelle cose di tutti i giorni: è in balìa delle onde di tutti i mari che lo circondano (non sa nemmeno cosa sia il Problem Solving!).
L’Italia, apparentemente una nazione ricca e determinata, è invece un Paese estremamente povero: economicamente e socialmente, ma soprattutto moralmente.
Nel nostro Paese serpeggia una povertà che va ben oltre il portafoglio, altro che crisi!
Soffocati dall’egoismo, dalla corruzione, dalla furbizia di alcuni, dall’arroganza di altri (”i vincenti!”), immobili e speranzosi nell’intervento divino che ci porti la salvezza, lasciamo che la melma dell’ignoranza e dell’indifferenza aumenti sempre più.
E’ inutile inveire contro i politici e i governi, quando un popolo (è vero!) si merita il Governo che ha!
Ciechi come topolini appena nati e altruisti come “dieci piccoli indiani” non possiamo che meritare la catastrofe più completa.
Infantili, saccenti e stupidi, non meritiamo nemmeno di avere la possibilità di dialogare con gli altri Paesi.
Il passato, a noi, non ha insegnato nulla, il presente è riuscire a farci un piatto di spaghetti al ragù, il futuro … mah, speriamo in Dio.
Ma io credo ancora, anzi di più, che il Governo che governa meglio sia quello che non governa affatto (D. H. Thoreau).
Gli italiani però, senza un governo, qualsiasi tipo di governo, non saprebbero assolutamente che fare, come l’Idra senza la testa!
Poco importano le differenze sociali (immotivate), l’instabilità economica (con tutto il magna-magna che c’è), le povertà profonde.
L’italiano vive scansando i pericoli come don Abbondio aggirava i sassi che incontrava sul suo cammino.
Ma noi non abbiamo bisogno di governi, tutto ciò che ci occorre ce l’abbiamo: la nostra mente!
Io, certo, non sono migliore degli altri. Ma credo di avere almeno qualche punta d’originalità: vado sempre controcorrente, seguo il mio istinto, mi sento, quantomeno, diverso.
E qualche obiettivo irragiungibile … lo raggiungo!
Italia, forza!

  • 14
  • mar

Uno spettro s’aggira per l’Europa - lo spettro della Crisi Economica.
Tutte le potenze del vecchio e nuovo Mondo si sono alleate in una santa battuta di caccia contro questo fantasma: papa e presidenti, destra e sinistra, radicali francesi e poliziotti tedeschi.
Ma dov’è questa crisi?
Spunta da ogni angolo, si dilata dalle nostre stesse ombre.
Copre tutto quanto come una polvere impalpabile.
I cittadini hanno sempre meno soldi.
Aumentano pane, pasta, verdure, elettricità, carburanti.
Tutto aumenta meno che gli stipendi.
“Superfluo” è una parola indicibile.
Ferie e vacanze sono parole proibite.
Ci si sbrana l’uno con l’altro.
Le banche sono sull’orlo di una crisi … di nervi, ma continuano ad arricchirsi.
Gastrite e ulcera ci corrodono per la rabbia d’una vita sottotono.
Finalmente radio, televisioni e giornali hanno qualcosa di cui parlare.
Ipotesi, specialisti, congiure, soluzioni, colpe, raccomandazioni.
Le grandi aziende hanno una scusa per licenziare: c’è la crisi!
Più se ne parla più questo mostro peggiora.
Ma succede esattamente tutto ciò che accadeva “prima” della Crisi. Allora cos’è cambiato? Dov’è questa Crisi?
Chi faceva la fame la fa ancora, chi era pieno di soldi lo è ancora.
Chi faceva i propri porci comodi ora ha una copertura, questo sì.
Così come è anche vero che ci sono molti coccodrilli che piangono in giro (con la pancia piena, naturalmente). Ma dov’è la crisi?
Con la scusa della crisi c’è chi dichiara che è ora di rimboccarsi le maniche (e si sfrega le mani) ed è il momento di rinnovarsi!
La crisi economica è una manna dal cielo per i Governi, impazziscono di gioia quando le crisi cadono proprio durante le loro legislature: possono non fare nulla e un giorno, all’improvviso, al momento giusto, annunciare al mondo che la crisi è finita (grazie al loro impegno).
Questa Nuova Crisi è la stessa di due anni fa, o di cinque, o di dieci, o di cento.
Non è una crisi economica, è una crisi di identità.
E’ la crisi dell’economia e dell’industrializzazione di fronte alla vita. E’ la crisi dell’arroganza e del potere rispetto alla pace. E’ la caduta della viltà e della bramosia, dell’avidità, dello sfruttamento, della stupidità, dell’ingiustizia.
Ma bisogna aprire gli occhi e vedere, non solo guardare.
Perché Essi vivono, mentre noi dormiamo.

  • 28
  • feb

Finalmente sono felice. Pienamente, coscienziosamente, consapevolmente. Non vi voglio tenere sulle spine: è questo Governo che mi rende estasiato, appagato, esultante. Finalmente dopo anni c’è qualcuno che fa qualcosa per noi. Un Governo che non se ne sta con le mani in mano. Anzi le usa, e molla ceffoni a destra e a manca. Cinque dita di violenza! Un dito, un dardo, un centro.
Prima elimina una tassa idiota: l’ICI (doveva essere quella che ha messo in ginocchio l’economia italiana, già da decenni), poi trasforma i medici in poliziotti (speriamo che non faccia anche il contrario), legifera sulle modalità di sciopero (così impareranno gli impiegati dei trasporti pubblici a farci aspettare l’autobus … ), risparmia denaro caldeggiando l’istituzione delle Ronde cittadine invece che potenziare le forze di Polizia, e chissà quante altre cosette sta facendo umma umma, senza che noi nemmeno ce ne accorgiamo.
Ma lo fa per farci delle belle sorprese, vi dico, sono pienamente fiducioso. Così, senza rumore, senza darci fastidio, modifica la Costituzione Italiana come ha sempre voluto, quell’ammasso inutile e sorpassato di regole sacrosante che sanciscono i diritti e i doveri degli italiani, al di sopra di tutto e di tutti.
Ahhh, che sospiro di sollievo.
Questo è veramente un Governo centrato, laborioso, ingegnoso, con dell’inventiva, che si occupa delle emergenze e dei punti critici del Paese.
Tutto ciò mi ispira una grande tranquillità e sicurezza. Spero veramente che duri a lungo, gli italiani se lo meritano!
Del resto è un Governo che “ce l’ha duro”, mica come l’opposizione, poveri noi. E dire che ce l’avevano quasi fatta. Ad andare d’amore e d’accordo. Poi la crisi d’identità: chi sono, cosa sono, che ci faccio qui, in fondo non vi conosco, perchè dovrei farlo, …
Ehhh sì, ce lo meritiamo davvero.
Sono felice. Spero che questo Governo trasformi l’Italia come ci meritiamo.
In cenere, uno scenario nero, città nere che fumano, niente più sole, nessuno in giro, montagne di rovine e spazzatura.
Qualche enorme palazzo ancora in piedi. Nero, lucido. Hotel di lusso per stranieri, massimi sistemi di sicurezza e sorveglianza.
Case da gioco per i miliardari. Ai piani alti quei due o tre ministri azzurri e verdi, magari anche un po’ neri, si sfregano inconsapevolmente e irrefrenabilmente le mani.
Soddisfatti di aver fatto il loro dovere per la Patria. La Loro Patria. Far risorgere l’economia, far girare il denaro.
E noi che viviamo dove avremmo sempre dovuto: sottoterra, spartendoci spazio e cibo con i topi (non sono mica male da mangiare, e abbondano!).
Ce lo meritiamo veramente.
Lo giuro!