- 28
- mag
Io cerco di impegnarmi nelle cose che faccio, ma mi lamento. Mi lamento che le ore con lei non passano mai.
Lei più che altro inveisce contro Dio, ma non ha molto tempo, perché è molto impegnata.
Io cerco di capire le sue esigenze e di comportarmi nel modo più utile. Trovo la situazione alquanto pesante, angosciosa e incomprensibile, tanto quanto lei.
Non credo che queste siano cose che debbano accadere.
Lei è veramente impegnata, 24 ore su 24. E’ impegnata con quasi tutte le sue forze a respirare.
Il buco che ha in gola le permette sì di assumere l’aria quando è collegata alla macchina, ma le chiude le vie superiori, naturali, per respirare e parlare.
Il suo pensiero è sempre lì, in gola.
Quando non è collegata al ventilatore l’impegno è ancora più gravoso. Deve concentrarsi sul respiro, gestire la deglutizione della saliva, “pensare” di inspirare, impegnarsi.
Nella sua gola non c’è ancora posto per la speranza, per un po’ di serenità, di pace.
Meglio morire, dice.
Tutto è fermo lì, in gola.
Quel buco ha congelato in quel punto tutti i suoi pensieri, i desideri, i ricordi, la libertà, l’affetto, la dignità.
Da fastidio quel corpo estraneo in trachea, da fastidio essere impotenti e non poterlo gestire da soli.
Ogni atto, anche il più semplice, è diventato molto complicato, ci vuole concentrazione e impegno.
Lei è molto impegnata ad attirare verso di sé l’aria che c’è attorno, dovunque.
Il piccolo sasso raccolto dal suo giardino le assomiglia. Ricorda una conchiglia bivalve: due parti separate, comunque unite.
Una metà è Lei, con i ricordi della vita passata, come era, tutto ciò che faceva, le decisioni, il suo ruolo in casa e in famiglia. L’altra parte è lei ora, un’altra persona, con un nodo in gola, senza più un ruolo, senza poter parlare, senza potere.
Solo pazienza e impotenza.
Io ho la tendenza a bestemmiare con lei, ma poi penso che sia meglio pensare positivo, concentrarsi su un futuro migliore: bisogna volerlo.
A piccole dosi glielo dico, lei non riesce a crederci. Insisto. Di tempo ne abbiamo ancora molto.
Lei dovrà stare bene, prossimamente, non le darò altre scelte.
Ogni tanto, anche solo per pochi secondi, forse anche lei spera che tutto ciò possa finire.
Impegnandoci in due, magari, l’Universo ci ascolterà.





