• 17
  • mag

Il governo ha raggiunto uno dei suoi obiettivi principali dopo le elezioni! Certo, bisogna intendersi su quali sono gli obiettivi primari per un governo. Per i liberi cittadini, i lavoratori, gli italiani onesti, è difficile capirlo ed arrivarci, ma il primo punto fermo della “politica italiana” oggi è quello di dividere per governare.
Più si riesce a spostare l’attenzione verso falsi eventi, distrazioni, gossip, più si dividono le persone. Più si separano le persone e più si creano ignoranza, fantasmi, violenza. Più il popolo è frammentato più è semplice governarlo!
Mario Monicelli ha documentato la preparazione a questo evento basilare per la politica del 2010:

“Il guaio è che qui non c’è governo, non c’è niente, qui. La verità è che l’Italia, gli italiani, non sono governati, non c’è democrazia perchè non c’è certo governo del popolo. Non c’è monarchia, non c’è aristocrazia, non c’è niente. C’è gente che è soltanto accampata qui a difendere i propri interessi, ad accumulare denaro, a difendersi dagli attacchi altrui. Nessuno vuol governare. Il presidente del consiglio cosa fa, passa da un dicastero all’altro, va in giro dicendo continuamente “tutto va bene, siamo a posto, noi siamo meglio degli altri”. Si deve mettere d’accordo con quelli della Lega, i quali sono occupati soltanto ad accaparrarsi se possono un pezzo dell’Italia che è più ricca, escludendo tutte le altre. E così tutto va allo sbando. Oggi c’è stata una seduta importantissima alla Camera, dove il ministro dell’economia, importantissimo ministro, forse il più importante di tutti, spiegava qual’era la situazione della nostra economia, e oggi l’euro in borsa ha perso il 400 %, una cosa tremenda, per cui l’euro sta andando a capofitto. Allora volevo sapere questo euro a che punto è. L’euro, quello che ci fa campare, che ci da gli stipendi, sta andando a precipizio: l’Italia sta fallendo. Il ministro stava a Montecitorio, a Montecitorio ci sono 600 deputati, ce n’erano 50, gli altri 550 che facevano. Stavano in giro per l’Italia, per il mondo ad arraffare, ad accumulare quattrini, a portarli all’estero, a salvare la famiglia, a salvarsi proprio loro. Nessuno si occupa dell’Italia, di governare questo povero paese. Nessuno. Ognuno fa i propri interessi. E guarda un po’, è soltanto poi una minoranza, perchè chi non può farlo sta soltanto in attesa di sapere qual’è la sorte.”
“Gli italiani vorrebbero che ci fosse qualcuno, hanno sempre fatto questo, hanno sempre sperato che ci fosse qualcuno che si occupasse dei loro affari e li lasciasse tranquilli. L’uomo forte. Lo hanno avuto per 20 anni, 25 anni, e quello li ha mandati alla rovina, alla guerra, stragi, ecc. Ne volevano un altro … questo non è in grado nemmeno di far questo. Questo fa gli affari suoi. E tutti gli italiani fanno la stessa cosa. In realtà è così, è una barca che sta affondando, ma veramente. Sta andando alla deriva questa povera penisola e tutti si occupano soltanto di salvare la propria pelle. Nessuno bada a nessun’altro, ognuno combatte la battaglia contro un’altro.”

  • 10
  • dic

Burzén è il nome, nel dialetto locale, di un piccolo bosco dell’Appennino Tosco-Emiliano, a 800 m. s. l. m.
Circondato da campi coltivati, è il magico bosco di un paesino che frequentavo nella mia infanzia.
Una strada sterrata ci conduce fino al suo ingresso e ne diventa sentiero all’interno. Ora tortuoso, ora pianeggiante, in parte immerso nelle alte felci e a tratti allo scoperto, lo attraversa mostrando alcuni dei suoi tesori: l’Albero Cavo, l’Albero Scivolo, la Palestrina, il Bosco di Felci, il Pioppeto, la Capanna, ecc.
Ho praticamente “vissuto” qui, dentro e attorno, per anni, d’estate, con amici e cugini.
In questo bosco sono avvenuti agguati, lotte, sono state prese decisioni, abbiamo assaporato funghi, foglie e l’odore del muschio.
Ci ha protetti, come fossimo briganti, quando mangiavamo ciliegie e patate crude prese in qualche campo vicino.
Abbiamo esercitato qui il nostro senso dell’orientamento e la capacità di salire su qualsiasi albero.
Abbiamo rinforzato il nostro coraggio girovagando di notte e abbiamo usato questa manciata di alberi come se fosse il grembo di nostra madre per confessare i nostri piccoli segreti.
Qui sono nati amori e amicizie. Passioni che ancora oggi ci portiamo dentro.
In questo bosco abbiamo imparato a rispettare la natura ed è nata in molti di noi la necessità di coltivare una stretta relazione con la terra e gli altri esseri viventi.
Poi le cose sono cambiate, il bosco è stato recintato dai proprietari e così anche un po’ la nostra vita.
Sono nati altri rapporti e obblighi, e abbiamo perso un po’ il contatto con le cose più semplici, con le nostre radici.
Ecco il perché di questo nome alla categoria.
Qui voglio recuperare e scoprire nuovamente, con tutti coloro che vorranno, il rapporto con la terra, con la natura, con la parte più piccola di noi stessi.
Non è solo un po’ di nostalgia per il cibo con quel sapore antico, o per le piccole cose che bisogna saper fare da soli; non è solo per quell’acqua gelata anche d’estate, e non solo per quelle scorribande notturne a cercar rose rosse …
Mi muove anche la voglia di tornare a respirare in un bosco, di passeggiare tra le ginestre in fiore. Sento l’assoluta necessità di recuperare un po’ di semplicità.
Avete mai girato freneticamente attorno a voi stessi, come il cane quando rincorre la sua coda, tra lavoro, impegni, cose da fare, per decenni ?
Ebbene voglio tornare ad abbracciare un albero.
Ho bisogno di ritrovare quella che chiamo, per sintetizzare, un po’ di “ruralità”, insomma.

  • 28
  • mag

Io cerco di impegnarmi nelle cose che faccio, ma mi lamento. Mi lamento che le ore con lei non passano mai.
Lei più che altro inveisce contro Dio, ma non ha molto tempo, perché è molto impegnata.
Io cerco di capire le sue esigenze e di comportarmi nel modo più utile. Trovo la situazione alquanto pesante, angosciosa e incomprensibile, tanto quanto lei.
Non credo che queste siano cose che debbano accadere.
Lei è veramente impegnata, 24 ore su 24. E’ impegnata con quasi tutte le sue forze a respirare.
Il buco che ha in gola le permette sì di assumere l’aria quando è collegata alla macchina, ma le chiude le vie superiori, naturali, per respirare e parlare.
Il suo pensiero è sempre lì, in gola.
Quando non è collegata al ventilatore l’impegno è ancora più gravoso. Deve concentrarsi sul respiro, gestire la deglutizione della saliva, “pensare” di inspirare, impegnarsi.
Nella sua gola non c’è ancora posto per la speranza, per un po’ di serenità, di pace.
Meglio morire, dice.
Tutto è fermo lì, in gola.
Quel buco ha congelato in quel punto tutti i suoi pensieri, i desideri, i ricordi, la libertà, l’affetto, la dignità.
Da fastidio quel corpo estraneo in trachea, da fastidio essere impotenti e non poterlo gestire da soli.
Ogni atto, anche il più semplice, è diventato molto complicato, ci vuole concentrazione e impegno.
Lei è molto impegnata ad attirare verso di sé l’aria che c’è attorno, dovunque.
Il piccolo sasso raccolto dal suo giardino le assomiglia. Ricorda una conchiglia bivalve: due parti separate, comunque unite.
Una metà è Lei, con i ricordi della vita passata, come era, tutto ciò che faceva, le decisioni, il suo ruolo in casa e in famiglia. L’altra parte è lei ora, un’altra persona, con un nodo in gola, senza più un ruolo, senza poter parlare, senza potere.
Solo pazienza e impotenza.
Io ho la tendenza a bestemmiare con lei, ma poi penso che sia meglio pensare positivo, concentrarsi su un futuro migliore: bisogna volerlo.
A piccole dosi glielo dico, lei non riesce a crederci. Insisto. Di tempo ne abbiamo ancora molto.
Lei dovrà stare bene, prossimamente, non le darò altre scelte.
Ogni tanto, anche solo per pochi secondi, forse anche lei spera che tutto ciò possa finire.
Impegnandoci in due, magari, l’Universo ci ascolterà.

  • 25
  • apr

Una percentuale altissima di italiani è idiota.
Non facciamo neanche i conti, ma almeno l’80% non sa nemmeno da che parte è girato. Non sa prendere decisioni che richiedano un minimo di ragionamento, non riesce a interpretare i segnali che lo circondano, non capisce assolutamente in quale Universo si trova.
Confuso, ingenuo, legge l’oroscopo ma non sa risolvere i propri problemi nelle cose di tutti i giorni: è in balìa delle onde di tutti i mari che lo circondano (non sa nemmeno cosa sia il Problem Solving!).
L’Italia, apparentemente una nazione ricca e determinata, è invece un Paese estremamente povero: economicamente e socialmente, ma soprattutto moralmente.
Nel nostro Paese serpeggia una povertà che va ben oltre il portafoglio, altro che crisi!
Soffocati dall’egoismo, dalla corruzione, dalla furbizia di alcuni, dall’arroganza di altri (”i vincenti!”), immobili e speranzosi nell’intervento divino che ci porti la salvezza, lasciamo che la melma dell’ignoranza e dell’indifferenza aumenti sempre più.
E’ inutile inveire contro i politici e i governi, quando un popolo (è vero!) si merita il Governo che ha!
Ciechi come topolini appena nati e altruisti come “dieci piccoli indiani” non possiamo che meritare la catastrofe più completa.
Infantili, saccenti e stupidi, non meritiamo nemmeno di avere la possibilità di dialogare con gli altri Paesi.
Il passato, a noi, non ha insegnato nulla, il presente è riuscire a farci un piatto di spaghetti al ragù, il futuro … mah, speriamo in Dio.
Ma io credo ancora, anzi di più, che il Governo che governa meglio sia quello che non governa affatto (D. H. Thoreau).
Gli italiani però, senza un governo, qualsiasi tipo di governo, non saprebbero assolutamente che fare, come l’Idra senza la testa!
Poco importano le differenze sociali (immotivate), l’instabilità economica (con tutto il magna-magna che c’è), le povertà profonde.
L’italiano vive scansando i pericoli come don Abbondio aggirava i sassi che incontrava sul suo cammino.
Ma noi non abbiamo bisogno di governi, tutto ciò che ci occorre ce l’abbiamo: la nostra mente!
Io, certo, non sono migliore degli altri. Ma credo di avere almeno qualche punta d’originalità: vado sempre controcorrente, seguo il mio istinto, mi sento, quantomeno, diverso.
E qualche obiettivo irragiungibile … lo raggiungo!
Italia, forza!

  • 14
  • mar

Uno spettro s’aggira per l’Europa - lo spettro della Crisi Economica.
Tutte le potenze del vecchio e nuovo Mondo si sono alleate in una santa battuta di caccia contro questo fantasma: papa e presidenti, destra e sinistra, radicali francesi e poliziotti tedeschi.
Ma dov’è questa crisi?
Spunta da ogni angolo, si dilata dalle nostre stesse ombre.
Copre tutto quanto come una polvere impalpabile.
I cittadini hanno sempre meno soldi.
Aumentano pane, pasta, verdure, elettricità, carburanti.
Tutto aumenta meno che gli stipendi.
“Superfluo” è una parola indicibile.
Ferie e vacanze sono parole proibite.
Ci si sbrana l’uno con l’altro.
Le banche sono sull’orlo di una crisi … di nervi, ma continuano ad arricchirsi.
Gastrite e ulcera ci corrodono per la rabbia d’una vita sottotono.
Finalmente radio, televisioni e giornali hanno qualcosa di cui parlare.
Ipotesi, specialisti, congiure, soluzioni, colpe, raccomandazioni.
Le grandi aziende hanno una scusa per licenziare: c’è la crisi!
Più se ne parla più questo mostro peggiora.
Ma succede esattamente tutto ciò che accadeva “prima” della Crisi. Allora cos’è cambiato? Dov’è questa Crisi?
Chi faceva la fame la fa ancora, chi era pieno di soldi lo è ancora.
Chi faceva i propri porci comodi ora ha una copertura, questo sì.
Così come è anche vero che ci sono molti coccodrilli che piangono in giro (con la pancia piena, naturalmente). Ma dov’è la crisi?
Con la scusa della crisi c’è chi dichiara che è ora di rimboccarsi le maniche (e si sfrega le mani) ed è il momento di rinnovarsi!
La crisi economica è una manna dal cielo per i Governi, impazziscono di gioia quando le crisi cadono proprio durante le loro legislature: possono non fare nulla e un giorno, all’improvviso, al momento giusto, annunciare al mondo che la crisi è finita (grazie al loro impegno).
Questa Nuova Crisi è la stessa di due anni fa, o di cinque, o di dieci, o di cento.
Non è una crisi economica, è una crisi di identità.
E’ la crisi dell’economia e dell’industrializzazione di fronte alla vita. E’ la crisi dell’arroganza e del potere rispetto alla pace. E’ la caduta della viltà e della bramosia, dell’avidità, dello sfruttamento, della stupidità, dell’ingiustizia.
Ma bisogna aprire gli occhi e vedere, non solo guardare.
Perché Essi vivono, mentre noi dormiamo.