T-Rex con la maschera

Tra le cose più odiose che l’uomo riesce serenamente a fare ci sono le azioni che alcune categorie impongono ad altri. Censurare, eliminare i pensieri scritti di chiunque, tentare di uniformare e se impossibilitati “far scomparire” le tracce, se non fisicamente almeno nel web, è cosa da bastardi!
Google è una società bastarda!
Non ho scoperto l’acqua calda, ma non credevo che arrivasse veramente a tanto.
Da tempo si sapeva che Google ci ruba i dati sensibili, se solo riesce a metterci le mani sopra (e ci riesce benissimo!).
Non solo, vende i nostri dati (e a noi non viene in tasca nulla, tra l’altro!), ci propina pubblicità adattata ai contenuti delle pagine web che visioniamo (ancora una volta gratis) e ci fa trovare solo ciò che vuole!
Leggo di una serie di azioni ancora peggiori, se è possibile: Google è intervenuta espressamente per “nascondere” l’esistenza e l’opera di un nostro connazionale, nonchè professore universitario e politologo, che vive e lavora in Venezuela, Attilio Folliero!
Inutile dire che io sono assolutamente dalla sua parte e dovrò pensare a come comportarmi con Google, visto che lo utilizzo per diversi servizi.
Si accettano proposte!

Dal nuovo sito di Folliero (http://attiliofolliero.wordpress.com):

Google ha eliminato arbitrariamente tutti i miei i miei blog:
- Articoli e altri scritti di Attilio Folliero
- C.Es.E.I.V, Centro Studi dell’Emigrazione in Venezuela
- Movimento Atei de Venezuela
- Corso d’Italiano del prof. Attilio Folliero, docente della ECS della UCV

Inoltre ha eliminato anche il mio indirizzo in “Gmail”. E come se tutto questo non bastasse sta cancellando ogni riferimento alla mia persona dal suo motore di ricerca. Cercando in Google “Attilio Folliero”, al momento restituisce ancora 50.000 documenti; facendo la stessa riceca in Yahoo, si trovano oltre un milione. Sicuramente nei prossimi giorni tali numeri scenderanno ulteriormente.

Sto cercando di ricostruire i miei siti in questo spazio. Ringrazio quanti mi hanno espresso solidarietà e quanti hanno messo a mia disposizone i loro siti per permettermi di continuare ad esprimermi.

Nei prossimi giorni darò a conoscere magggiori dettagli e le azioni che intendo intraprendere contro questa grave violazione dei diritti umani.”

Attilio Folliero, Caracas 27/08/2011

A livello personale chiedo massima diffusione per questa notizia, non è possibile continuare a far finta di niente e sopportare/supportare i Tyrannosaurus-Rex mascherati da Brontosauri!

Continue reading

, , , , ,

Ruralità

Il mio bisogno di semplicità e naturalità nasce da anni di complicazioni inutili e gratuite.
Da un appesantimento morale e fisico.
Dal tempo, perso in spirali di fumo.
E mai più ritrovato.
E’ una necessità che nasce forse per l’età, forse perché tornare ad abitare in campagna ha riacceso le braci di un fuocherello di passioni e voglia di vivere, quasi spento.
Sicuramente rappresenta anche la speranza di riacquistare un po’ delle energie dissipate a seguire l’umana follia.
Credere di potersi riappropriare di una vita più tranquilla, serena, umana.
E’ la voglia impellente di abbandonare ciò che è più artificiale e avvicinarsi a una “ruralità” del vivere e del pensare che rappresenta un tentativo di migliorare, in termini umani, il tempo che resta.
Senza bisogno di inventare nulla, casomai espandere solo un poco un significato che già esiste, citando il “Concetto di ruralità” della Borsa Verde 2007: “Nel corso dei secoli l’uomo ha imparato ad apprezzare la modernità e i vantaggi che ne derivano, ma allo stesso tempo ha conservato un vincolo ancestrale con la natura che prorompe incondizionatamente e lo riporta alle sue radici. Radici che il più delle volte non riconosce perché sperimenta raramente. Da qui l’esigenza di un “ritorno alla natura”, un tema scontato, eppure non ancora profondamente sentito.
L’anima umana che parla di sapori, colori e profumi, si muove su strade percorribili solo a piedi e fruibili con i nostri 5 sensi. Per assaporare un formaggio d’alpeggio, per sentire il profumo di un vino, per lasciarsi emozionare da un pendio di ulivi, per apprezzare la brezza marina che arriva sulle vigne di Vermentino della Maremma, per sentire davvero la ruralità non abbiamo altra via che recarci sul posto insieme con chi quotidianamente la vive, essendo la ruralità essenzialmente uno stile di vita.”

Quindi non è solo un bisogno ma semplicemente il naturale ritorno alle origini, una valorizzazione della cultura e della storia dell’uomo, del cammino della civiltà.
Devo cambiare registro, punto di vista, obiettivi, metodi.
Desidero scoprire e porre attenzione a queste relazioni, in viaggio come a casa.
Il mio organismo non sopporta più il cibo di tutti i giorni.
Voglio imparare a fare pane e pasta da solo.
Devo cercare alimenti semplici, leggeri e gustosi.
Voglio sperimentare l’indispensabile “arte d’arrangiarsi” del nonno e i rimedi della nonna.
Vivere il tempo diversamente.
E’ il momento di girarmi indietro.

Continue reading

, , , ,

Gli altri 550 deputati dov’erano?

Il governo ha raggiunto uno dei suoi obiettivi principali dopo le elezioni! Certo, bisogna intendersi su quali sono gli obiettivi primari per un governo. Per i liberi cittadini, i lavoratori, gli italiani onesti, è difficile capirlo ed arrivarci, ma il primo punto fermo della “politica italiana” oggi è quello di dividere per governare.
Più si riesce a spostare l’attenzione verso falsi eventi, distrazioni, gossip, più si dividono le persone. Più si separano le persone e più si creano ignoranza, fantasmi, violenza. Più il popolo è frammentato più è semplice governarlo!
Mario Monicelli ha documentato la preparazione a questo evento basilare per la politica del 2010:

“Il guaio è che qui non c’è governo, non c’è niente, qui. La verità è che l’Italia, gli italiani, non sono governati, non c’è democrazia perchè non c’è certo governo del popolo. Non c’è monarchia, non c’è aristocrazia, non c’è niente. C’è gente che è soltanto accampata qui a difendere i propri interessi, ad accumulare denaro, a difendersi dagli attacchi altrui. Nessuno vuol governare. Il presidente del consiglio cosa fa, passa da un dicastero all’altro, va in giro dicendo continuamente “tutto va bene, siamo a posto, noi siamo meglio degli altri”. Si deve mettere d’accordo con quelli della Lega, i quali sono occupati soltanto ad accaparrarsi se possono un pezzo dell’Italia che è più ricca, escludendo tutte le altre. E così tutto va allo sbando. Oggi c’è stata una seduta importantissima alla Camera, dove il ministro dell’economia, importantissimo ministro, forse il più importante di tutti, spiegava qual’era la situazione della nostra economia, e oggi l’euro in borsa ha perso il 400 %, una cosa tremenda, per cui l’euro sta andando a capofitto. Allora volevo sapere questo euro a che punto è. L’euro, quello che ci fa campare, che ci da gli stipendi, sta andando a precipizio: l’Italia sta fallendo. Il ministro stava a Montecitorio, a Montecitorio ci sono 600 deputati, ce n’erano 50, gli altri 550 che facevano. Stavano in giro per l’Italia, per il mondo ad arraffare, ad accumulare quattrini, a portarli all’estero, a salvare la famiglia, a salvarsi proprio loro. Nessuno si occupa dell’Italia, di governare questo povero paese. Nessuno. Ognuno fa i propri interessi. E guarda un po’, è soltanto poi una minoranza, perchè chi non può farlo sta soltanto in attesa di sapere qual’è la sorte.”
“Gli italiani vorrebbero che ci fosse qualcuno, hanno sempre fatto questo, hanno sempre sperato che ci fosse qualcuno che si occupasse dei loro affari e li lasciasse tranquilli. L’uomo forte. Lo hanno avuto per 20 anni, 25 anni, e quello li ha mandati alla rovina, alla guerra, stragi, ecc. Ne volevano un altro … questo non è in grado nemmeno di far questo. Questo fa gli affari suoi. E tutti gli italiani fanno la stessa cosa. In realtà è così, è una barca che sta affondando, ma veramente. Sta andando alla deriva questa povera penisola e tutti si occupano soltanto di salvare la propria pelle. Nessuno bada a nessun’altro, ognuno combatte la battaglia contro un’altro.”

Continue reading

Burzén è il nome

Burzén è il nome, nel dialetto locale, di un piccolo bosco dell’Appennino Tosco-Emiliano, a 800 m. s. l. m.
Circondato da campi coltivati, è il magico bosco di un paesino che frequentavo nella mia infanzia.
Una strada sterrata ci conduce fino al suo ingresso e ne diventa sentiero all’interno. Ora tortuoso, ora pianeggiante, in parte immerso nelle alte felci e a tratti allo scoperto, lo attraversa mostrando alcuni dei suoi tesori: l’Albero Cavo, l’Albero Scivolo, la Palestrina, il Bosco di Felci, il Pioppeto, la Capanna, ecc.
Ho praticamente “vissuto” qui, dentro e attorno, per anni, d’estate, con amici e cugini.
In questo bosco sono avvenuti agguati, lotte, sono state prese decisioni, abbiamo assaporato funghi, foglie e l’odore del muschio.
Ci ha protetti, come fossimo briganti, quando mangiavamo ciliegie e patate crude prese in qualche campo vicino.
Abbiamo esercitato qui il nostro senso dell’orientamento e la capacità di salire su qualsiasi albero.
Abbiamo rinforzato il nostro coraggio girovagando di notte e abbiamo usato questa manciata di alberi come se fosse il grembo di nostra madre per confessare i nostri piccoli segreti.
Qui sono nati amori e amicizie. Passioni che ancora oggi ci portiamo dentro.
In questo bosco abbiamo imparato a rispettare la natura ed è nata in molti di noi la necessità di coltivare una stretta relazione con la terra e gli altri esseri viventi.
Poi le cose sono cambiate, il bosco è stato recintato dai proprietari e così anche un po’ la nostra vita.
Sono nati altri rapporti e obblighi, e abbiamo perso un po’ il contatto con le cose più semplici, con le nostre radici.
Ecco il perché di questo nome alla categoria.
Qui voglio recuperare e scoprire nuovamente, con tutti coloro che vorranno, il rapporto con la terra, con la natura, con la parte più piccola di noi stessi.
Non è solo un po’ di nostalgia per il cibo con quel sapore antico, o per le piccole cose che bisogna saper fare da soli; non è solo per quell’acqua gelata anche d’estate, e non solo per quelle scorribande notturne a cercar rose rosse …
Mi muove anche la voglia di tornare a respirare in un bosco, di passeggiare tra le ginestre in fiore. Sento l’assoluta necessità di recuperare un po’ di semplicità.
Avete mai girato freneticamente attorno a voi stessi, come il cane quando rincorre la sua coda, tra lavoro, impegni, cose da fare, per decenni ?
Ebbene voglio tornare ad abbracciare un albero.
Ho bisogno di ritrovare quella che chiamo, per sintetizzare, un po’ di “ruralità”, insomma.

Continue reading

, , , , , , , , ,

Lei è una donna molto impegnata

Io cerco di impegnarmi nelle cose che faccio, ma mi lamento. Mi lamento che le ore con lei non passano mai.
Lei più che altro inveisce contro Dio, ma non ha molto tempo, perché è molto impegnata.
Io cerco di capire le sue esigenze e di comportarmi nel modo più utile. Trovo la situazione alquanto pesante, angosciosa e incomprensibile, tanto quanto lei.
Non credo che queste siano cose che debbano accadere.
Lei è veramente impegnata, 24 ore su 24. E’ impegnata con quasi tutte le sue forze a respirare.
Il buco che ha in gola le permette sì di assumere l’aria quando è collegata alla macchina, ma le chiude le vie superiori, naturali, per respirare e parlare.
Il suo pensiero è sempre lì, in gola.
Quando non è collegata al ventilatore l’impegno è ancora più gravoso. Deve concentrarsi sul respiro, gestire la deglutizione della saliva, “pensare” di inspirare, impegnarsi.
Nella sua gola non c’è ancora posto per la speranza, per un po’ di serenità, di pace.
Meglio morire, dice.
Tutto è fermo lì, in gola.
Quel buco ha congelato in quel punto tutti i suoi pensieri, i desideri, i ricordi, la libertà, l’affetto, la dignità.
Da fastidio quel corpo estraneo in trachea, da fastidio essere impotenti e non poterlo gestire da soli.
Ogni atto, anche il più semplice, è diventato molto complicato, ci vuole concentrazione e impegno.
Lei è molto impegnata ad attirare verso di sé l’aria che c’è attorno, dovunque.
Il piccolo sasso raccolto dal suo giardino le assomiglia. Ricorda una conchiglia bivalve: due parti separate, comunque unite.
Una metà è Lei, con i ricordi della vita passata, come era, tutto ciò che faceva, le decisioni, il suo ruolo in casa e in famiglia. L’altra parte è lei ora, un’altra persona, con un nodo in gola, senza più un ruolo, senza poter parlare, senza potere.
Solo pazienza e impotenza.
Io ho la tendenza a bestemmiare con lei, ma poi penso che sia meglio pensare positivo, concentrarsi su un futuro migliore: bisogna volerlo.
A piccole dosi glielo dico, lei non riesce a crederci. Insisto. Di tempo ne abbiamo ancora molto.
Lei dovrà stare bene, prossimamente, non le darò altre scelte.
Ogni tanto, anche solo per pochi secondi, forse anche lei spera che tutto ciò possa finire.
Impegnandoci in due, magari, l’Universo ci ascolterà.

Continue reading

, , , , , ,

prev posts